Free Web Counter
Free Counter Luca Macchi

Wednesday, July 15, 2009

SCANDALOSO !!!


Hockey Club Varese anno zero, per l'ennesima volta.
Anzi per l'ottava volta in dodici anni o tredici stagioni, considerando che tra i campionati 1996-1997 e 2008-2009 in sole cinque occasioni i mastini gialloneri hanno partecipato alla prima o alla seconda serie italiana: per l'esattezza in "A-A1" nella stagione 1997-1998 e 1999-2000, 2003-2004, 2004-2005 ed in "A2" l'anno scorso.
Fare hockey a Varese è un rebus, non ci si riesce ad organizzare sotto l'aspetto societario per quel che concerne una quantomeno non sfavorevole gestione delle ore ghiaccio del Palalbani ed un apporto economico costante da parte di imprenditori, sponsor ed istituzioni locali che possano consentire almeno la partecipazione al campionato di Serie "A2".
Invece ogni due anni di media e dopo aver disputatato con la squadra senior o il campionato di Serie "C" oppure solo i campionati under 19 o 20, si riprova a fare una stagione tra i senior, senza però avere non diciamo la certezza, ma almeno le basi affinchè questa prova non rimanga tale, ma possa viceversa dare il via ad una programmazione seria con durata pluriennale.
Da questa ennesima serrata giallonera i mastini ripartiranno, come sempre anno fatto, dal loro ottimo settore giovanile e dalla voglia di fare dei tanti appassionati dell'hockey varesino, ai quali però bisogna una volta per tutte parlare chiaro e non fare o dare promesse difficilmente realizzabili.
Ripartire già, che è meglio che rimanere al palo, ma che una volta per tutte quando il Varese, due volte campione d'Italia (1987 e 1989) ed unica formazione italiana ad avere vinto una Coppa Europea per club (la Federation Cup della stagione 1995-1996), tornerà in "A2" che torni per rimanerci con un programma fattibile, realizzabile e duraturo.
Per rispetto almeno, di chi a Varese ama veramente l'hockey ghiaccio.

VERGOGNA !!!

Thursday, July 02, 2009

FINALMENTE !!!



Lunedì sera sono andato a una rimpatriata tra ex compagni di biologia.

E' stata una serata bellissima, tra ricordi dei vecchi tempi e nuove avventure. All'inizio dovevamo essere in 14 ma alla fine, tra figli influenzati e treni bloccati dalla pioggia, eravamo in 7: i biologi Annalisa, Andrea, Elia e Giovanni, Irene (la ragazza che mi aiuta attualmente all'università, con la quale è nato uno splendido rapporto), mia sorella ed io.

Adesso speriamo che non debbano passare ancora sette anni prima di organizzare qualcos’altro assieme, anche solo uscire a bere qualcosa in compagnia

Wednesday, March 11, 2009

Il paradosso della chiesa


In teoria la chiesa dovrebbe cercare in ogni modo di migliorare le condizioni di vita dei meno fortunati, però il fatto che si opponga a gran parte degli avanzamenti in ambito scientifico e in particolar modo a quelli in campo biomedico, anche a quelli che potrebbero fornire grossi giovamenti alle persone, rappresenta qualcosa di cui non so darmi una spiegazione.

Per esempio il Vaticano critica aspramente l'utilizzo delle cellule staminali embrionali per la ricerca, in quanto per il prelievo di queste cellule l'embrione viene distrutto e la Santa Sede sostiene che questo piccolo agglomerato cellulare sia un individuo a tutti gli effetti, quindi che sia una barbaria sacrificare una forma di vita in nome della scienza.

Sì, in effetti esistono anche cellule staminali da adulti, che non ledono in alcun modo l'embrione, ma queste sono pluripotenti, cioè danno origine solo ad alcuni tessuti - pelle, ossa...-, mentre le cellule staminali embrionali sono totipotenti, ossia sono in grado di differenziarsi in qualunque tessuto; è vero che le staminali embrionali sono molto più complicate da trattare -degenerano facilmente in neoplasia -, ma i vantaggi che potrebbero fornire non sono pochi.

In conclusione la domanda fondamentale alla quale ciascuno di noi deve trovare una risposta è se sia giusto limitare la ricerca per delle pure ideologie (giuste o sbagliate che sino), magari impedendo la scoperta di "cure miracolose", o se sia meglio tentare di tutto per facilitare la vita di tutte quelle persone afflitte da problemi di vario genere.

Tuesday, December 30, 2008

Precisazioni

Tempo fa, ho chiesto a una cara amica di leggere il mio blog e di darmi il suo parere. Ebbene mi ha risposto che le piace però è un po' troppo 'asettico' e secondo lei dovrei essere più personale: dire come sono io, quali sono i miei sentimenti.

Sono un tipo molto empatico, fin troppo, quando vedo qualcuno che sta male, soffro come un cane, preferirei mille volte stare male io.

Odio le polemiche e faccio di tutto per mantenere il 'quieto vivere': sono fermamente convinto che bisogni lottare solo per le cose veramente importanti, altrimenti ci si arrabbia e si vive male per niente.

Sono un tipo calmo, comprensivo e abbastanza indeciso.

Ho provato a dire qualcosa di più su di me; spero di non essere stato troppo parziale, io ce l'ho messa tutta per essere il più obiettivo possibile.

Sunday, October 19, 2008

I Maya e i crop circles





Alcuni scienziati e archeologi appassionati al mistero hanno proposto una teoria talmente assurda, che potrebbe essere vera: l'antica popolazione latino-americana dei Maya, già decine di centinaia di anni fa, era giunta alla conclusione che il 21 dicembre 2012 ci sarà una rivoluzione epocale e chi sopravvivrà a questi cambiamenti vivrà una nuova "era dell'oro".

La cultura maya era considerata la più importante cultura amerindiana. I suoi aspetti distintivi erano le conoscenze astronomiche, matematiche (soprattutto per l’uso dello zero) e l’urbanistica, coniugate all’uso di un precisissimo calendario e a un sistema di scrittura dapprima ideografico (glifi) tradotto solo parzialmente e poi a un sistema punto e linea.

In effetti ultimamente tra i celeberrimi crop circles (i cerchi nel grano) stanno cominciando ad apparire delle immagini raffiguranti antichi simboli Maya indicanti date e avvenimenti con inquietante precisione; per fare un esempio, questo popolo aveva previsto con secoli di anticipo e un errore di pochi secondi un'eclisse solare che si è verificata davvero a Città del Messico negli anni novanta. Oltre a questo, qualche anno fa, nei pressi di un radiotelescopio britannico, sono apparsi dei crop circles a dir poco inquietanti: uno mostra un'immagine che potrebbe essere la risposta al messaggio lanciato nello spazio negli anni sessanta, un altro raffigura un volto con la tecnica di chiaro-scuro utilizzata nelle prime foto in bianco e nero e l'ultima rappresenta un umanoide con un CD scritto in codice ASCI.

So che tutta questa teoria sembra assurda, ma com'è possibile che delle strutture complesse come alcuni cerchi nel grano appaiano in una notte?

A questo punto non ci resta che aspettare il 2012 per scoprire se la profezia dei Maya si avvererà o meno. Personalmente spero che non ci sia la fine del mondo, anche se penso che l'eventuale incontro con una razza più evoluta potrebbe essere molto utile al genere umano.

Saturday, October 04, 2008

Integrazione


Col passare del tempo diventano sempre più frequenti gli atti criminali in cui sono coinvolti degli stranieri, spesso senza un regolare visto, e questo causa il malcontento dei cittadini, che a volte sfocia in vere e proprie manifestazioni di razzismo.

E' facile per me capire cosa spinga gli italiani a mostrare dei comportamenti xenofobi, tuttavia questa mia comprensione non è accompagnata da condivisione, al contrario: io detesto qualsiasi forma di discriminazione, anzi sono fermamente convinto che gli immigrati siano indispensabili per un paese con un bassissimo tasso di natalità come l'Italia.

Per quanto riguarda la delinquenza tra gli stranieri, ritengo che se le procedure per l'ottenimento del visto di residenza fossero più semplici, gli irregolari diminuirebbero di numero e anche la criminalità di cittadini non italiani calerebbe, infatti adesso gli immigrati, che trovandosi in un paese sconosciuto e non conoscendo ancora bene la lingua, si vedono costretti o a mendicare o a delinquere per riuscire a sopravvivere in qualche modo.

Oltre a questo, vivere in una città multietnica, attorniati da un gran numero di culture diverse, non può essere che un fatto positivo, in quanto ci consentirebbe di allargare le nostre vedute e di arricchirci interiormente.

Thursday, September 11, 2008

Ginevra, è partito senza intoppi il viaggio verso la particella di Dio


Quello che il settimanale Newsweek ha titolato come «Il più grande esperimento di sempre», è iniziato ieri con un minimo, ma poco svizzero, ritardo: l’Lhc si è acceso alle 9.29, l’esperimento è partito poco dopo. Poi, però, sono filati via lisci tutti i passi - i primi, i più importanti - di quello che vuole essere un affascinante percorso a ritroso nel tempo alla ricerca di che cosa avvenne 14 miliardi di anni fa, quando dal Big Bang nacque l’Universo.

La principale speranza degli scienziati che seguono il progetto Lhc, al Cern di Ginevra, è riuscire a «fotografare» il Bosone di Higgs, ovvero «la particella di Dio», mai osservata in natura, ma ipotizzata come ciò che diede corpo alla materia. E saranno quattro gli esperimenti (Cms, Atlas, Alice e LhcB) che studieranno nei mesi e negli anni a venire i risultati delle collisioni - le prime sono previste a metà ottobre - tra particelle lanciate (alla temperatura di 271 gradi sotto zero) a una velocità tale da farle incrociare 40 milioni di volte al secondo nell’anello sotterraneo di 27 chilometri.

A che cosa potrà servire tutto ciò? Alla domanda - legittima - del comune mortale, Umberto Dosselli, vicepresidente dell’Infn, l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, risponde senza esitazioni: «Il primo e più importante risultato resta la conoscenza». È da lì che poi deriva e può derivare tutto, anche ciò a cui ora non pensi. Dosselli cita per fare un esempio i passati studi sull’antimateria, che hanno portato alla scoperta degli adroni, ora utilizzati come rivelatori nell’esame di diagnosi oncologica chiamato Pet, che produce immagini tridimensionali o mappe dei processi funzionali all’interno del corpo umano.

E sempre restando nella lotta al cancro, già sugli odierni adroni, ma a energia ben più bassa rispetto a quella ottenibile un domani grazie all’Lhc ginevrino, si basa la adroterapia che anziché i raggi X usa appunto queste particelle subatomiche che colpiscono il tumore in modo selettivo, risparmiando i tessuti sani. E anche più efficacemente, potendo uccidere quelle cellule tumorali resistenti ai raggi convenzionali.

Da una scoperta (la conoscenza, appunto) ne possono insomma derivare altre. Inattese. Tutte da scoprire. Fino a 15 anni fa il cosmo era per esempio pensato in modo differente e ignoravamo che il genere di materia di cui sono fatte le stelle, i pianeti, gli oceani e noi stessi che componiamo il genere umano è appena il 5% di tutto ciò che esiste nell’Universo, che resta ancora il dominio di ciò che gli scienziati chiamano non a caso «materia oscura».

Ed è su questa sconfinata zona d’ombra della conoscenza che il progetto ginevrino del Cern, con i suoi apparentemente incomprensibili scontri tra protoni, intende fare luce. E la farà, perché la conoscenza è come la vite: dà frutti a grappolo, spesso inconsapevoli. «Per esempio - ricorda Dosselli - negli anni ’90, per far circolare i dati ottenuti con il Lep del professor Carlo Rubbia (il Lep fu il papà dell’odierno Lhc) eravamo ricorsi a una cosa chiamata Web. Qualcosa che ha dato una buona mano a noi, ma che di certo ha anche sconvolto il mondo».

Così, nell’urlo di esultanza che al Cern ha accolto la prima corsa di protoni, ci stava tutto l’orgoglio degli scienziati. E ci sta tutta, in quell’urlo, anche la sportività di Newsweek. Che parlando del progetto, oltre a dedicargli la cover story lo ha definito «il sintomo del declino americano nella fisica delle particelle e del sorgere dell’Europa».